Decluttering

Che cos’è, in cosa consiste e quali vantaggi offre

Tutti abbiamo bisogno, arrivati ad un certo punto della nostra vita, di rivoluzionare la nostra casa. Perdiamo la maggior parte del tempo ad accumulare cose e a riempiere i nostri armadi e i nostri ripostigli di vecchi ricordi dei quali, a volte, dimentichiamo pure l’esistenza.

Il problema di questa nostra invincibile attitudine, però, è quello di non riuscire poi a trovare quello che cerchiamo, ciò che ci è utile sia sotto l’aspetto pratico che sotto quello emotivo. Si finisce per non voler più nemmeno aprire certi posti della nostra casa per paura di quello che potremmo dover affrontare!

Tutto ciò, purtroppo, ha un notevole impatto sul valore della nostra casa quando decidiamo di venderla.

Così, ecco che sopraggiunge in vostro soccorso, quando la casa diventa ingestibile (e impresentabile), l’operazione di decluttering.

Attraverso questo espediente di marketing – e non solo – è possibile ridistribuire le cose presenti nel vostro appartamento sia ricollocandole in modo che possano avere una qualche utilità (più precisamente, qui si parla di space cleaner) e sia “facendo spazio”, quando proprio un oggetto a null’altro serve se non a ingombrare inutilmente un luogo (decluttering in senso stretto).

Entrambe le attività, ovviamente, possono essere utili per le vostre esigenze o meglio per l’esigenza della vendita. Poiché vendere un immobile significa, innanzitutto, renderlo appetibile al mercato, una buona operazione di ripulitura e di rifinitura dei dettagli non può che giovare per lo scopo che vi prefiggete.

È chiaro infatti che un potenziale cliente noterà immediatamente l’ordine e la pulizia dell’appartamento e sarà più propenso ad acquistare il vostro appartamento se si renderà conto che l’abitazione che gli proponete è molto funzionale alle sue esigenze. Immaginate di avere a disposizione una casa dove ciascun oggetto e ciascun mobilio è a vostra completa disposizione per rendere più confortevole la vostra vita quotidiana: non sarebbe un enorme punto a favore del vostro futuro acquisto?

Il decluttering è a tutti gli effetti una parte dell’attività di home staging. Più precisamente essa attiene all’attività di pulizia e di spersonalizzazione dell’appartamento. Tale attività completa l’opera di valorizzazione dell’immobile perché rende la sua presentazione, allo stesso tempo, unica – come “unico” è il vostro immobile -, e sensazionale per un maggior numero di persone che appartengono al target di mercato che avete intenzione di attirare.

Lo scopo primario di questa attività, dunque, è quella di “spersonalizzare” la casa.

Troppo spesso entriamo in abitazioni che oltre ad essere troppo piene di oggetti inutili, sono anche troppo “personali”. Qui e là troviamo foto di famiglia, foto di defunti, premi, trofei e coppe  vinte dai figli e dai nipoti; oggetti che fanno capire che quella è una casa con un’identià segnata da chi la abita.

Spersonalizzare significa togliere il superfluo di “quantità” e di “qualità” (ossia di cose appartenenti a specifiche persone), per fare in modo che il potenziale acquirente venga catturato emozionalmente dalla funzionalità e dalla bellezza dell’immobile e non si trovi costretto a giudicare quello che vede in ragione di beni irrilevanti per la vendita, se non addirittura imbarazzanti o riluttanti agli occhi di persone troppo diverse dalla personalità del precedente proprietario.

Immobili a cui può riferirsi il decluttering e breve indicazione di come eliminare “il superfluo”

Innanzitutto, il decluttering non nasce per soddisfare le esigenze di un immobile in particolare. È evidente che, per essere funzionale, questa tecnica di valorizzazione dell’immobili per scopi di marketing è particolarmente indicata per tutte quelle abitazioni ricche di arredi e di oggetti personali accumulati nel corso di anni; si tratterà, dunque e principalmente, d’immobili pieni di vita e che sono stati abitati per molti anni, anche da persone e famiglie diverse.

Il cliente che entra nell’immobile in vendita inoltre non deve identificare (sempre a causa di questo oggetti personali) la casa come quella del venditore, ma come se, potenzialmente, quella sia la sua casa. Questo lo potrà vivere solo se la casa è stata spersonalizzata e resa neutra. Ad esempio, l’eccesso di colore nelle pareti o nel tendaggio o, ancora, nel mobilio disturberanno la visita del potenziale cliente, distraendolo dalla valutazione sua personale del venditore e costringendolo ad identificarsi con la personalità del venditore. Pertanto e preferibilmente, rimanendo nell’esempio fatto, si dovranno preferire colori neutri (come il bianco) e coordinati con gli addobbi e gli arredi.

Così, eliminare il superfluo deve avvenire in modo tale che niente possa lasciar intendere al compratore che quella casa non gli appartiene o che, prima di lui c’è stato un altro proprietario.

È qui che, caso per caso, il vostro home stager dovrà dar prova di tutta la sua conoscenza del mercato e delle esigenze del target di clientela a cui vi vorrete rivolgere. Tutto il lavoro dovrà essere funzionalizzato a rendere unico l’immobile e a fornire al mercato la miglior immagine possibile dello stesso.

Alcuni possibili esempi

Per concludere può essere utile fornirvi due esempi, che vi chiariscano – in contesti diversi – l’utilità del decluttering.

Ecco il primo.

Mentre vi trovate in casa, ad un certo punto della vostra tranquilla giornata di riposo settimanale, avete ricevuto una chiamata importante e dovete assolutamente scappare per raggiungere un posto nel più breve tempo possibile.

Tuttavia, presi dalla stanchezza del giorno prima, l’unica cosa che ricordate è di aver lasciato le chiavi di casa e della macchina nello stesso punto, imprecisato, del vostro soggiorno.

Il problema è che proprio il soggiorno è il luogo in cui voi depositate sempre tutte quelle cose che non vi servono; il posto in cui, ogni volta che entrate, ricordate a voi stessi di mettere in ordine tutto ma non lo fate mai.

Immaginate, adesso, che questo stesso problema (e la frustrazione di essere consapevoli che quelle chiavi non le ritroverete se non a costo di perdere più del tempo che avete a disposizione per cercarle) se lo ponga anche il vostro potenziale cliente che viene a visitare la casa che avete messo in vendita, rendendosi conto, magari, che il disordine e il poco gusto di un arredo incompatibile con le sue rigorose esigenze di essenzialità e funzionalità non possono conformarsi a quanto da lui sperato di trovare.

Ecco, una simile eventualità, non metterebbe seriamente a repentaglio la credibilità che il cliente nutre nei vostri confronti?

Immaginate, adesso, che prima di vendere il vostro appartamento vi siate rivolti ad un esperto e che questi vi abbia reso consapevole delle potenziali difficoltà di vendere un immobile pieno di arredamento e di cose inutili sparse in tutto il vostro soggiorno; immaginate, ancora, come spesso accade, che di ciò voi non vi eravate nemmeno resi conto perché, secondo quello che è sempre stato il vostro standard, quell’ambiente, tutto sommato, rispondeva comunque al vostro stile di vita.

Ecco, a questo punto dovreste rendervi conto dell’importanza del delcluttering, soprattutto se associato a un’attività seria di home staging.

Attraverso di esse il vostro potenziale cliente non si porrà certamente i problemi che ci siamo detti, perché sarà portato a valutare l’essenzialità dell’appartamento e la sua sicura funzionalità.

Poi, naturalmente, una volta che lo avrà acquistato, spetterà a lui “mantenere” o “adattare” l’ordine che, comunque, voi gli avete permesso di conoscere.

Ma facciamo ancora un esempio, stavolta più “intenso”, così da capire ancora di più perché un bravo home stager s’impegnerà con voi nell’opera di spersonalizzazione dell’immobile da vendere.

Supponiamo per un secondo che il venditore dell’appartamento a cui voi (per una volta acquirenti) vi siete rivolti sia un cacciatore e che la sua passione sia proprio quella di mettere in bella mostra i suoi trofei imbalsamati.

Sicuramente durante una visita, questo ipotetico proprietario non mancherà di evidenziare (anche con un certo vanto e orgoglio) che tutti quegli animali sono stati da lui catturati e uccisi.

Voi, viceversa, siete un cliente che amate gli animali e (anche senza essere degli animalisti sfegatati), trovate di cattivo gusto . Ecco, una volta finito il tour, immaginate quale sarà la vostra sensazione e a cosa penserete.

Con una buona dose di presunzione, potrei dire che, per voi, la casa è passata in secondo piano e che il fatto di dovervi concentrare in tutti quegli oggetti per voi inutili sia stato solo una perdita di tempo perché – bene che andrà – non siete nemmeno riusciti a valutarla, la casa, e ciò vi renderà poco propensi ad acquistarla, non fosse altro che le vostre “emozioni” sono ricadute non sull’immobile ma su aspetti secondari (se non addirittura offensivi, trattandosi di trofei di animali morti).

Il contrario potrebbe certamente accadere se voi foste stati amanti della caccia. In quel caso addirittura il mancato giudizio sull’immobile avrebbe paradossalmente un esito positivo, perché si creerebbe una certa sinergia fra voi e il contenuto della casa.

Ma se ricordiamo qual è lo scopo della valorizzazione, allora dovremmo anche pensare che lo scopo di essa è presentare al meglio la casa ad un target di pubblico che sia il più vasto possibile. Puntare su determinate categorie di individui (nell’esempio fatto, i soli cacciatori), sarebbe un rischio che certamente né voi né, tanto meno, il vostro home stager sareste disposti a correre.